grazie a Stefano per l'immagine!

Volevo fare la rockstar

Amo la musica. Tutta, tranne – mea culpa, mea culpa, mea culpa – la latino-americana: alla terza bachata mi viene il ballo di San Vito.

Amo la musica. Mi entra nel sangue e mi fa venire voglia di muovere ogni singola fibra del mio corpo, anche le unghie dei mignoli dei piedi.

D’altra parte, come noto, mi piace ballare, tantissimo. Sento il ritmo pulsare nelle vene, selvaggio. Sulla pista mi chiamano “La Tarantolata“. Meglio dire mi chiamavano, perché in effetti è da molto che non scendo su una pista seria. Il tempo passa.

Amo tutti gli strumenti musicali, magari il triangolo no (in nessuna circostanza): il sax, il violino, il clarinetto, la chitarra elettrica, quella acustica, l’oboe, i bonghi, le percussioni.

Ma più di tutti, il basso.

Sei divino, sei come il vino

In tanti non mi capiranno, ma altrettanti sì. Quando l’11 di gennaio su Canale 5 ho visto arrivare Simon Le Bon al centro del palcoscenico di Music, non sono riuscita a trattenere una (ma anche due, tre, 100) lacrima di felicità. Una reazione inaspettata, ho sentito l’emozione crescere ed esplodere e non sono riuscita a frenarmi.
Ero contentissima di vederlo apparire su quel palco, bello come il sole, come se lo rincontrassi per la prima volta dopo secoli.

Eppure non era così: non è trascorso neanche un anno da quando l’ho ammirato dal vivo in Italia in tour l’ultima volta.

Però non lo so, è stato un impeto travolgente.

Passano gli anni, passano per tutti, cavolo. Ma io più lo ascolto, più lo guardo, più lo ammiro, più ne sono convinta: Simone Le Bon è come il vino. Un ragazzone il cui fascino e talento crescono con il passare del tempo. Un mito vivente. Un animale da palcoscenico, un grande showman, un artista, un grande poeta, un cantante inconfondibile e potente (ndr per i detrattori d’ufficio: prima di farvi spuntare il solito sorrisino ironico, ascoltatevi la performance a Music, e poi… muti!).

Simon è tutto questo e molto altro.

A spasso con Jordan

Oggi sono tre mesi di Jordan.

Ed è vero, è proprio vero: l’arrivo in famiglia di un cane (ma immagino anche un gatto, o un pappagallo, o un criceto, persino di un ramarro) ti cambia la vita.

Non ci credevo più di tanto, ma devo ammettere di aver avuto torto: con Jordan è cambiato tutto.

Un po’ fetente anch’io

Il 2016 è stato per molti versi un anno decisamente indimenticabile, ma in senso negativo: ne sono successe di tutti i colori. Non a me personalmente (vado a toccare quello che non ho, che non si sa mai), ma a tante persone che conosco e a cui sono affezionata, con qualche ripercussione quindi anche sulla mia vita.

Dal punto di vista strettamente personale, è stato faticoso, fatto salvo per due o tre punte di diamante che sono riuscite a brillare nonostante tutto.

Natale a 8 zampe

E così ci siamo, è di nuovo la Vigilia di Natale. Per me la Vigilia è più Natale del Natale, non so per voi.

Ne amo l’atmosfera di attesa, gli ultimi preparativi, il profumo di festa che si sprigiona nell’aria.

E’ così da sempre, ma quest’anno lo sarà ancora di più. Sarà il nostro primo Natale a 8 zampe: 2 di Simone, 2 della Princess e 4… di Jordan, il nostro bellissimo galgo spagnolo, entrato a far parte della nostra piccola famiglia il 28 ottobre.

This is the rhythm of my heart

https://www.retedeldono.it/…/…/givethebeat-silvia-di-tommaso

Per una volta vorrei usare questo spazio personale per un racconto speciale, a proposito di un’iniziativa a cui credo molto e a cui ho aderito con entusiasmo e gioia.

Sono felice di dare il mio piccolo contributo a sostegno del progetto “Cuore di bimbi” della Fondazione Mission Bambini

Sono infatti testimonial, anzi, chiamiamo le cose con il loro nome: sono uno dei venti Heartbeater testimonial di un’iniziativa bellissima, il cui motto è semplice, ma forte e chiaro: GIVETHEBEAT!

Nel video racconto cosa mi ha spinto a prendere in mano le bacchette di batterista speciale.
Come e perché aiutarmi a far crescere il ritmo sono raccontati qui: RETE DEL DONO

 

Tonno Insuperabile

Stamattina per le strade di una Bollate pre-ponte del 1 novembre si respirava un’aria in perfetto stile Halloween: nebbia e vie deserte, pochissime macchine in circolazione, atmosfera quasi ovattata, interrotta solo dal tic tac tac tic dei tacchi di qualche sparuto passante.

Uno di quegli sparuti passanti ero io.
Tic tac tac tic, a passo di bersagliere con le mie scarpette dalla punta argentata, in pieno stile Michael Jackson, verso la stazione per prendere il mio passante TreNord.

Nelle cuffie, “Only in dreams“, per sentirmi bene in tema con l’atmosfera un po’ magica.

Only in dreams I’m in dopamine time
It’s in my genes, it get’s extreme
Only in dreams

How did I dream you?
You’re the queen of steel dunes
Look what you done – my colors run
When ever you come to

There’s a vampire in the limousine
Sun’s going down like a symphony
She keeps a guard up while her nails are wet
I don’t want to wake up

(Only in Dreams – Duran Duran)

The Princess in Tour

È nei giorni come questo, in cui spesso piove e c’è vento (manca solo Heidi che bussa a sto convento), che mi capita più spesso di crogiolarmi nei ricordi dei bei tempi che furono.

Siedo alla scrivania, metto mano sulla tastiera, ma poi la testa parte immediatamente per conto suo, in un viaggio à rebours, e si ferma a rivivere momenti che avrei voluto fermare nel tempo o al contrario disfare e rifare completamente.

Stamattina, per esempio,  sono tornata ai miei 13 o 14 anni. In un’aula di scuola, durante una lezione di chissà cosa, seduta al mio banco facendo finta di stare attenta alle spiegazioni della Prof di italiano, nelle orecchie incessante la melodia di Hungry Like The Wolf. Non c’è modo di togliermelo dai timpani e dalla testa. Ci provo a riconnettermi con la realtà, ma senza successo.

È  stato lì che all’improvviso ho capito cosa avrei voluto fare da grande: la tour manager dei Duran Duran!

Sempre se non mi prende la pacundria…

Nel vano (e anche vago) tentativo di conservarmi “sempreverde“, da qualche tempo a questa parte (da quando cioè ho notato che le “rughe del sonno” alla mattina impiegano sempre più tempo a sparire) mi sono buttata sull’acquisto di creme, sieri, maschere cosmetiche in quantità più o meno industriale.

 “Miracoli” in vasetto, sono il mio aiutino per procrastinare il più lungo possibile il tracollo di viso, collo, palpebre, guance e di questo e pure di quell’altro. Di bio, non bio, chimico, non chimico “francamente me ne infischio”: basta che facciano il loro mestiere, mi spalmo addosso anche il calcestruzzo.

Si sa però che le creme da sole non bastano, ecco perché che da altrettanto tempo a questa parte ho deciso di darmi allo sport.

A livello amatoriale, certo. Molto amatoriale, direi. OK, siamo onesti: a livello “cialtronesco”. 

Voglio una vita da Michelasso

E così, domani sarà di nuovo settembre.

Settembre è il “mio” mese, quello in cui sono nata, esattamente il 4 settembre di qualche lustro fa, alle 8.32 del mattino. Vergine ascendente Vergine, secondo alcuni siti, ascendente Bilancia secondo altre autorevoli fonti. Vattela a pesca.

Sono più propensa a pensare di essere Vergine ascendente Vergine, in cui uno annulla l’altro, perché a dire il vero, di tutte le caratteristiche del segno principale, io se me ne riconosco uno o due è già tanto. Sono una Vergine Atipica.