Oggi sono tre mesi di Jordan.

Ed è vero, è proprio vero: l’arrivo in famiglia di un cane (ma immagino anche un gatto, o un pappagallo, o un criceto, persino di un ramarro) ti cambia la vita.

Non ci credevo più di tanto, ma devo ammettere di aver avuto torto: con Jordan è cambiato tutto.

I ritmi di vita: maratona all’alba, sotto forma e aspetto di una befana addormentata, correndo dietro al velocissimo quadrupede, salti acrobatici compresi. Corsa la sera scendendo dal treno per arrivare a casa prima e godersi una cinquantina di frustate di felicità da coda ossuta che si muove come un tergicristallo impazzito. Pulizie mattutine e passaggio aspirapolvere a piè (e sui piè) sospinto in tutti gli angoli della casa, anche quelli che non sapevi di avere, per scoprire che a terra ci sono molti più peli di quanti il quadrupede ne abbia addosso. Vestizione del quadrupede. Svestizione del quadrupede. Toilette del quadrupede. Pappa del quadrupede, che ha fame, tanta fame. Sempre, di tutto; in pratica è un lupo travestito da galgo.

Gli spazi vitali. Prima di Jordan, ogni sera il nostro grandissimo e fighissimo divano di pelle nera era spartito in parti uguali da noi umani, ora ce lo contendiamo in tre. Ca va sans dire che a fine serata uno dei tre (indovinate chi?) cede metà del suo spazio all’ossuto codato e “spalmato”, ritrovandosi appollaiata in un angolo e con una chiappa fuori dal divano, pur di “lasciarlo tranquillo”.

Le emozioni delle piccole cose. Un sorriso inevitabile, quando il nasone si siede sul tappeto della cucina, immobile come una statua dagli occhi vispissimi, in attesa silenziosa di un boccone extra (particolarmente graditi, oltre ai suoi biscotti per cani, mela, banana, carota,yogurt, kiwi, parmigiano, mandarino, pane secco, pane fresco e sicuramente altre cose che dobbiamo ancora scoprire). Una “lacrimuccia” quando arriva a svegliarti la mattina, salutandoti come fossi la Madonna. Lo sconforto (ma poi alla fine chi se ne frega?) di quando decide di scendere dal divano proprio un secondo dopo che hai finito di passare lo straccio bagnato per terra. L’ondata di tenerezza quando si appoggia con la testa alle tue gambe, per guardare insieme la tv. L’adrenalina e l’orgoglio quando lo ammiri sfrecciare a 70 km all’ora nell’area cani, un ghepardo travestito da galgo, un prodigio delle natura.

Le relazioni sociali. Avventurarsi a spasso (di corsa, al trotto, saltando) con Jordan regala delle belle sensazioni. Alla mattina è una sferzata di energia, alla sera dopo cena è un ottimo digestivo. Ti tieni in forma e non te ne accorgi. Ti vengono delle gambe e delle chiappe sodissime. Da quando c’è lui, l’espressione scaramantica “tocca ferro” è un chiaro riferimento al lato b, diventato più duro del marmo. Ma al di là di questi indubbi vantaggi fisici, l’altro grande plus è che finisci per conoscere un sacco di gente e di storie.

Incontri più o meno le stesse persone ogni giorno, anch’esse a spasso con il loro quadrupede. Con alcuni l’approccio non è dei più semplici, in molti casi nasce anche qualche piccolo diverbio: non ce la fanno proprio a capire che i cani dovrebbero essere tenuti al guinzaglio sempre, anche quando sembrano i più patatoni del mondo. Lo sono, magari, ma che ne sanno loro se dall’altra parte c’è un altro zuccherino, o invece un aitante attaccabrighe? Ma nella maggior parte dei casi le cose vanno da subito bene. Li incroci un giorno sì e l’altro pure, si finisce per diventare conoscenti. Per me che amo parlare anche con i sassi, una vera manna. Oramai conosco quasi tutti i bipedi con quadrupede al seguito nel giro di un paio di chilometri. Un saluto, due parole, un’annusata (tra cani, ovviamente) e via, si riparte verso nuove avventure.

Ho conosciuto anche gente che di cani non ne ha, ma che si ferma ammirato a guardare Jordan vestito con il suo meraviglioso cappotto rosso e che ti fa un sacco di domande “Ma è di razza?”, “Ma che razza è?”, “Ma che beeeellloooooooo”, “Ma morde?”, “Come si chiama, quanti anni ha?”. E io mi diverto a rispondere a tutti, a raccontare la storia del nostro nasone, aka topolone, aka Jordan.  Ne parlerei per ore a tutti. E lui, quando “disgraziatamente” comincio con uno dei miei racconti, si accomoda seduto ad aspettare che la “mamma” abbia finito, guardandosi intorno annoiato, pronto a riprendere le sue esplorazioni non appena possibile.

Oggi sono tre mesi di Jordan.  Solo tre mesi, alla fine.

Costa un po’ di fatica? Sì. 

Ne vale la pena? Assolutamente sì. 

Oggi sono tre mesi di Jordan.

Solo tre mesi, alla fine, 90 giorni più o meno, ma per noi è come se fosse da sempre seduto sul tappeto della cucina, immobile come un’elegantissima statua dagli occhi vispissimi, pronto a divorare tutto. Un lupo travestito da galgo.

 

In touch with the ground
I’m on the hunt I’m after you
Smell like I sound, I’m lost in a crowd
And I’m hungry like the wolf
Straddle the line in discord and rhyme
I’m on the hunt I’m after you
Mouth is alive with juices like wine
And I’m hungry like the wolf

Hungry like the wolf – Duran Duran