Give the Beat

Tre settimane fa circa ricevevo una email molto gradita e per certi versi inattesa. Era di una persona che stimo molto e a cui sono affezionata. Era dell’Ingegner Goffredo Modena, Presidente della Fondazione Mission Bambini“.

Mi scriveva per chiedermi di rinnovare il mio impegno come Heartbeater per la campagna Give The Beat.

Dico rinnovare perché Heartbeater lo ero già stata l’anno scorso; dico che la mail mi è giunta inattesa perché onestamente non pensavo di rifarlo. 

Per il mio compleanno

Ogni 4 settembre “mi tocca” compiere gli anni, per fortuna.

Anche quest’anno è fatta. Tra una manciata di minuti scoccherà la mezzanotte e sarà di nuovo il 4 settembre.

Sarebbe ora di fare qualche bilancio degli ultimi 12 mesi, ma non ne ho voglia.

If we took a holiday

Ci siamo, forse.

Le benedette vacanze estive sono arrivate, oggi si parte. E questa volta sono davvero benedette, almeno sulla carta. Sono arrivata all’appuntamento estivo con la lingua di fuori, stanca. Non che abbia fatto chissà che, mi sarei potuta impegnare anche di più, ma vuoi una serie di disagi fisici, come la cervicalgia degli ultimi tempi e di cui scrivevo l’altro giorno, vuoi decisioni importanti che ho dovuto prendere, vuoi questo, vuoi quell’altro, alla fine posso proprio dire come diceva la famosa Magda in Bianco, Rosso e Verdone “Non ce la faccio piùùùùùù!

Oggi pomeriggio si parte alla volta dell’isola che da diversi anni ormai fa da cornice alle nostre vacanze, la Sardegna.

Leaving with an astronaut

Uffa, oggi non gira!” recitava un vecchio spot televisivo in onda quando ero ragazzina (pensavo fosse della Fiesta – la merendina, non la macchina – ma mi sbagliavo: ho cercato su internet e ho scoperto che era la reclame della Neo Cibalgina). E invece no, oggi gira, gira eccome. Gira tutta la stanza, altro che, e senza che si danzi. Anzi, io sto proprio ferma, immobile, così rigida che sembro una mummia imbalsamata, ma qui gira tutto. E io sto per andare in orbita.

Da 15 giorni la maledetta è tornata. Era da tanto tempo che mi lasciava abbastanza in pace. Qualche dolorino ogni tanto, ma nulla di che.

Poi due settimane fa, una mattina mi son svegliata e “Ciao bella”, il mondo ha cominciato a girarmi intorno. Ho capito di essere tornata sulla luna: la cervicalgia canaglia che ti prende proprio quando non vuoi si era rifatta viva, maledetta!

Un anno di blog

Il primo compleanno di questo blog è passato e io neanche me ne sono accorta.

Era il 19 giugno quando ho scritto il mio primo, lunghissimo post. Spiegavo il perchè ed il “percome” avevo deciso di dare inizio all’avventura e chiamarla “Idden prinsess in di ettic“.

Erano mesi che pensavo a come avremmo “festeggiato” e invece una serie di circostanze, non per forza negative, hanno fatto sì che la ricorrenza passasse in sordina.

Peccato, perché un anno di blog è sempre un anno di blog.

Un anno di parole, non sempre al vento. Centinaia di lettere. Decine di capoversi.
Tanti post, non tutti quelli che avrei voluto, perché la vita di tutti i giorni ci porta via un sacco di tempo, soprattutto per fare quello che più ci piace. Rimandi, rimandi, rimandi e alla fine è passato un mese, forse due.

Un’estate fa

Un’estate fa a quest’ora era domenica.

Un 12 giugno caldissimo, come d’altra parte lo è quello che sto vivendo e che sta per concludersi.

Una fila chilometrica per entrare al Forum d’Assago all’aperto. Entrare all’aperto: sembra un ossimoro, ma non lo è. Il forum ha una parte all’aperto, che d’estate usano per i concerti. E io il 12 giugno ero al terzo concerto di fila consumato nel giro di una manciata di giorni. Il primo a Verona, l’8, il secondo a Firenze (al Visarno) il 10, e poi la data di Milano, per giocare in casa. 3 concerti. Che fossero dei Duran Duran, ca va sans dire.

Spesso raccontando che nei limiti del fattibile (e dello sborsabile), quando i Duran vengono in Italia cerco di esserci a quante più date possibile, la gente mi guarda stralunata, come se fossi una pazza: Come?!?! Tre concerti tutti uguali?

Non lo concepiscono, perché pensano che ogni data sia uguale a sé stessa. Stesse canzoni, stessa scaletta, spesso anche stessa gente… Ma non ti rompi?

Non mi rompo? E no che non mi rompo, io no che non mi rompo, no che non mi rompo, non che non mi rompo!, come canterebbe Jovanotti. E manco mi annoio, sempre per dirla come lui.

Perché non è vero che ogni data è uguale alla precedente e a quella che verrà.

O O O Occhi di galgo

Che Jordan sia un aitante fustacchione su 4 zampe affusolate credo sia ormai cosa risaputa anche in Papuasia Nuova Guinea.

7 mesi fa quando l’abbiamo adottato non sapevamo di aver accolto in famiglia una specie di rockstar e che noi ne saremmo diventati le bodyguard, ma in effetti è proprio così che funziona: quando siamo in giro con lui, si voltano tutti ad ammirarlo.

Alto, longilineo, muscoloso, elegante e sinuoso nelle movenze senza forzature. Visto da dietro camminare dinoccolato con il suo manto color cannella ricorda un leone della savana. Peccato che soffra talmente il caldo che nella savana non potrebbe resistere neanche 5 minuti.

Una signora qualche giorno fa ai giardinetti mi ha detto che sembra un indossatore. In realtà ha detto “un’indossatrice”, prima di identificarlo come maschietto.

Il cuore on air

Forse ricorderete che lo scorso dicembre vi avevo parlato di #Givethebeat.

La campagna si è chiusa con risultati globali davvero favolosi:  la raccolta fondi è andata benissimo, superando abbondantemente l’obiettivo iniziale. Questo ha voluto dire poter operare non “solo” i 20 casi più urgenti, ma molti altri bimbi in pericolo di vita a causa di una malformazione congenita al cuore.

Sono contenta di aver contribuito alla causa, nel mio “piccolissimo”. Uso questo aggettivo non a caso, perché non sono riuscita a centrare completamente l’obiettivo che mi era stato affidato. Mi sono “fermata” al 50%. Sono contenta ugualmente. Certo, qualche piccola delusione c’è stata, compensata però da alcune piacevoli sorprese da parte di chi mai avrei pensato mi avrebbero aiutato. A tutti, grazie.

Da questa esperienza è nata una bella opportunità: l’intervista per Radio Contatto, una piccola emittente web del torinese che “crede nella divulgazione della creatività senza vincoli” e che dà grande spazio alla solidarietà nell’ambito di GreenX, programma condotto tutti i giovedì sera in diretta da Lorenzo, Michele e Sergio, volontari della Croce Verde di Vinovo.

grazie a Stefano per l'immagine!

Volevo fare la rockstar

Amo la musica. Tutta, tranne – mea culpa, mea culpa, mea culpa – la latino-americana: alla terza bachata mi viene il ballo di San Vito.

Amo la musica. Mi entra nel sangue e mi fa venire voglia di muovere ogni singola fibra del mio corpo, anche le unghie dei mignoli dei piedi.

D’altra parte, come noto, mi piace ballare, tantissimo. Sento il ritmo pulsare nelle vene, selvaggio. Sulla pista mi chiamano “La Tarantolata“. Meglio dire mi chiamavano, perché in effetti è da molto che non scendo su una pista seria. Il tempo passa.

Amo tutti gli strumenti musicali, magari il triangolo no (in nessuna circostanza): il sax, il violino, il clarinetto, la chitarra elettrica, quella acustica, l’oboe, i bonghi, le percussioni.

Ma più di tutti, il basso.

Sei divino, sei come il vino

In tanti non mi capiranno, ma altrettanti sì. Quando l’11 di gennaio su Canale 5 ho visto arrivare Simon Le Bon al centro del palcoscenico di Music, non sono riuscita a trattenere una (ma anche due, tre, 100) lacrima di felicità. Una reazione inaspettata, ho sentito l’emozione crescere ed esplodere e non sono riuscita a frenarmi.
Ero contentissima di vederlo apparire su quel palco, bello come il sole, come se lo rincontrassi per la prima volta dopo secoli.

Eppure non era così: non è trascorso neanche un anno da quando l’ho ammirato dal vivo in Italia in tour l’ultima volta.

Però non lo so, è stato un impeto travolgente.

Passano gli anni, passano per tutti, cavolo. Ma io più lo ascolto, più lo guardo, più lo ammiro, più ne sono convinta: Simone Le Bon è come il vino. Un ragazzone il cui fascino e talento crescono con il passare del tempo. Un mito vivente. Un animale da palcoscenico, un grande showman, un artista, un grande poeta, un cantante inconfondibile e potente (ndr per i detrattori d’ufficio: prima di farvi spuntare il solito sorrisino ironico, ascoltatevi la performance a Music, e poi… muti!).

Simon è tutto questo e molto altro.