E così Simon Le Bon è diventato nonno. No-nn-o. Gulp!

L’altro giorno quando l’ho appreso non ho potuto che essere felice per lui e accogliere con entusiasmo il suo tweet carico di orgoglio. Come tutti i nonni del pianeta, credo.
Ho riso, divertita e intenerita, nel leggere i suoi messaggi al mondo.

Bellissimo, totalmente da lui, autodefinirsi “The Glamfather“.

Solo che poi ieri nel raccontarlo ad una collega, mi è scappata la famosa “lacrima sul viso“.

Mi fa impressione.
Simon per me è Simon, il carismatico frontman della band che amo e non ho mai smesso di amare in oltre 30 anni di onorata carriera di fan.
Il ragazzone, perché per me è sempre un ragazzone, dagli occhi azzurri e la voce inconfondibile.
Un vero animale da palcoscenico, ancora più bravo e magnetico oggi, sulla soglia della sessantina, che da giovane (a me da giovane non è che piacesse moltissimo, infatti; gli preferivo John. John è stato il mio grande amore adolescenziale).

Con gli anni l’ho trovato “sempre più Simon” e oggi ne sono totalmente “innamorata“.
Trovo sia unico, anche quando non è perfettamente in forma, anche quando non è in vena.
Simon è Simon. Di più: è Simon Le Bon. Un cognome, un programma.

Quando è diventato papà per la prima volta, non mi ha fatto impressione.
In realtà di nessuno dei DD mi ha fatto mai impressione il fatto che fossero diventati papà: sta nell’ordine delle cose, della vita.

Solo che c’era un “ma”. Un “ma” fondamentale: loro erano giovani, ma ero giovane anch’io.
Ero una giovane donna in cerca di autore, con un sacco di strada da percorrere, spesso ad occhi chiusi.
Non avevo davanti a me (non del tutto per lo meno perché a dire il vero io a questa cosa che bisogna invecchiare ci ho sempre un po’ pensato) lo spauracchio del tempo che passa. Era tutto un divenire.

Oggi di anni ne ho un po’ di più. Loro anche.
Ecco, la lacrima sul viso nel dire “Simon Le Bon è diventato nonno” è stata una lacrima di autocommiserazione davanti alla dura realtà: stiamo diventando grandi.
Io ragiono, faccio e disfo come avessi sempre 25 anni. Non è più così. Sono una donna fatta e finita. Non posso neanche più dire una “giovane donna”.  Sono una donna adulta. Magari me li porto pure bene i miei 8 lustri virgola qualcosa, ma ci sono.
Ci sono tutti e sono arrivati in un attimo. E come sono arrivati loro, arriveranno anche gli altri.

Certe volte la sera a letto, quando non riesco a prendere sonno, mi coglie un terrore improvviso che mi toglie il respiro.
Mi immagino tra 30 anni, rigirarmi nel mio letto, guardarmi la pelle meno soda e ricordarmi del tempo che fu.
Mi immagino guardarmi allo specchio un giorno e non riconoscermi più nei tratti che ho detestato a volte da ragazzina e che oggi invece ho imparato ad accettare e a cui voglio bene.
Vorrei poter portare per sempre con un pizzico di ordinaria vanità e consapevolezza i miei vestiti estivi, che tanto mi piacciono, vederli ondeggiare per sempre, senza temere di scadere nel ridicolo, su muscoli e ossa solide, fiere.
Vorrei poter godere dell’affetto di chi mi circonda per sempre, vedere le persone intorno a me non cambiare mai.

Non è così, non lo potrà essere per sempre.
E mi fa paura. Quando mi coglie questo pensiero, tardi la sera, devo buttarlo via di colpo. Mi fa stare male. Non ci posso credere, ma è così.

Per questo è scesa la lacrima sul viso, l’altro giorno.
Non perché Simon sia diventato nonno – Simon Le Non.
Sono davvero felice per lui e a 59 anni sei un nonno giovanissimo. I sessantenni di oggi sono i quarantenni di una volta. I tempi cambiano, tutto si è spostato in avanti.

Guardo i miei genitori, i miei suoceri, che hanno superato i 70, e sono in gambissima, belli e in forma. Qualche acciacco, ma nulla a vedere con quello che erano già solo i miei nonni.
Certo, la fortuna c’entra tanto, la genetica molto, la salute moltissimo. Ma in generale è così.

Guardo me stessa.
Una donna già solo 40 anni fa a 40 anni eri matura. Oggi sei “consapevole”, finalmente abbastanza sicura di te stessa.
Dicono che il periodo più bello sia tra i 45 e i 55 o qualcosa del genere. In parte è vero. Qualche certezza in più ce l’hai. Non sempre, ma in generale sai chi sei e cosa vuoi.
La cosmetica aiuta, un po’ di disciplina e di cura e il rischio che tutto crolli miseramente a terra, tette comprese, è scongiurato o per lo meno rinviato abbondantemente.
Le cinquantenni odierne sono splendide donne, spesso fanno concorrenza alle adolescenti con la loro bellezza dell’asino – maledette!!! – un po’ acerba e troppo sfacciata.
Sei stagioni di Sex and The City hanno sicuramente insegnato qualcosa.

Ma il tempo passa e non sarà per sempre così.
La lacrima sul viso era la triste consapevolezza che tutto sta cambiando.
I Duran Duran diventano nonni, anche se per me da ora in avanti sarà in ogni caso impossibile guardare a Simon come ad un nonno nel vero senso del termine.
Per me sarà sempre Simon Le Bon, mai Simon Le Non. Tutt’al più… The Glamfather!

Asciughiamoci la lacrima e… CONGRATS! W i nonni (specie quelli come questo qui sotto…!) 

 

And you sway in the moon
The way you did
When you were younger
When we told everybody
All you need is now
Stay with the music let it
Play a little longer longer
You don’t need anybody
All you need is now

(All you need is now – Duran Duran)