If we took a holiday

Ci siamo, forse.

Le benedette vacanze estive sono arrivate, oggi si parte. E questa volta sono davvero benedette, almeno sulla carta. Sono arrivata all’appuntamento estivo con la lingua di fuori, stanca. Non che abbia fatto chissà che, mi sarei potuta impegnare anche di più, ma vuoi una serie di disagi fisici, come la cervicalgia degli ultimi tempi e di cui scrivevo l’altro giorno, vuoi decisioni importanti che ho dovuto prendere, vuoi questo, vuoi quell’altro, alla fine posso proprio dire come diceva la famosa Magda in Bianco, Rosso e Verdone “Non ce la faccio piùùùùùù!

Oggi pomeriggio si parte alla volta dell’isola che da diversi anni ormai fa da cornice alle nostre vacanze, la Sardegna.

Leaving with an astronaut

Uffa, oggi non gira!” recitava un vecchio spot televisivo in onda quando ero ragazzina (pensavo fosse della Fiesta – la merendina, non la macchina – ma mi sbagliavo: ho cercato su internet e ho scoperto che era la reclame della Neo Cibalgina). E invece no, oggi gira, gira eccome. Gira tutta la stanza, altro che, e senza che si danzi. Anzi, io sto proprio ferma, immobile, così rigida che sembro una mummia imbalsamata, ma qui gira tutto. E io sto per andare in orbita.

Da 15 giorni la maledetta è tornata. Era da tanto tempo che mi lasciava abbastanza in pace. Qualche dolorino ogni tanto, ma nulla di che.

Poi due settimane fa, una mattina mi son svegliata e “Ciao bella”, il mondo ha cominciato a girarmi intorno. Ho capito di essere tornata sulla luna: la cervicalgia canaglia che ti prende proprio quando non vuoi si era rifatta viva, maledetta!

Un anno di blog

Il primo compleanno di questo blog è passato e io neanche me ne sono accorta.

Era il 19 giugno quando ho scritto il mio primo, lunghissimo post. Spiegavo il perchè ed il “percome” avevo deciso di dare inizio all’avventura e chiamarla “Idden prinsess in di ettic“.

Erano mesi che pensavo a come avremmo “festeggiato” e invece una serie di circostanze, non per forza negative, hanno fatto sì che la ricorrenza passasse in sordina.

Peccato, perché un anno di blog è sempre un anno di blog.

Un anno di parole, non sempre al vento. Centinaia di lettere. Decine di capoversi.
Tanti post, non tutti quelli che avrei voluto, perché la vita di tutti i giorni ci porta via un sacco di tempo, soprattutto per fare quello che più ci piace. Rimandi, rimandi, rimandi e alla fine è passato un mese, forse due.

Un’estate fa

Un’estate fa a quest’ora era domenica.

Un 12 giugno caldissimo, come d’altra parte lo è quello che sto vivendo e che sta per concludersi.

Una fila chilometrica per entrare al Forum d’Assago all’aperto. Entrare all’aperto: sembra un ossimoro, ma non lo è. Il forum ha una parte all’aperto, che d’estate usano per i concerti. E io il 12 giugno ero al terzo concerto di fila consumato nel giro di una manciata di giorni. Il primo a Verona, l’8, il secondo a Firenze (al Visarno) il 10, e poi la data di Milano, per giocare in casa. 3 concerti. Che fossero dei Duran Duran, ca va sans dire.

Spesso raccontando che nei limiti del fattibile (e dello sborsabile), quando i Duran vengono in Italia cerco di esserci a quante più date possibile, la gente mi guarda stralunata, come se fossi una pazza: Come?!?! Tre concerti tutti uguali?

Non lo concepiscono, perché pensano che ogni data sia uguale a sé stessa. Stesse canzoni, stessa scaletta, spesso anche stessa gente… Ma non ti rompi?

Non mi rompo? E no che non mi rompo, io no che non mi rompo, no che non mi rompo, non che non mi rompo!, come canterebbe Jovanotti. E manco mi annoio, sempre per dirla come lui.

Perché non è vero che ogni data è uguale alla precedente e a quella che verrà.

Il cuore on air

Forse ricorderete che lo scorso dicembre vi avevo parlato di #Givethebeat.

La campagna si è chiusa con risultati globali davvero favolosi:  la raccolta fondi è andata benissimo, superando abbondantemente l’obiettivo iniziale. Questo ha voluto dire poter operare non “solo” i 20 casi più urgenti, ma molti altri bimbi in pericolo di vita a causa di una malformazione congenita al cuore.

Sono contenta di aver contribuito alla causa, nel mio “piccolissimo”. Uso questo aggettivo non a caso, perché non sono riuscita a centrare completamente l’obiettivo che mi era stato affidato. Mi sono “fermata” al 50%. Sono contenta ugualmente. Certo, qualche piccola delusione c’è stata, compensata però da alcune piacevoli sorprese da parte di chi mai avrei pensato mi avrebbero aiutato. A tutti, grazie.

Da questa esperienza è nata una bella opportunità: l’intervista per Radio Contatto, una piccola emittente web del torinese che “crede nella divulgazione della creatività senza vincoli” e che dà grande spazio alla solidarietà nell’ambito di GreenX, programma condotto tutti i giovedì sera in diretta da Lorenzo, Michele e Sergio, volontari della Croce Verde di Vinovo.

Sei divino, sei come il vino

In tanti non mi capiranno, ma altrettanti sì. Quando l’11 di gennaio su Canale 5 ho visto arrivare Simon Le Bon al centro del palcoscenico di Music, non sono riuscita a trattenere una (ma anche due, tre, 100) lacrima di felicità. Una reazione inaspettata, ho sentito l’emozione crescere ed esplodere e non sono riuscita a frenarmi.
Ero contentissima di vederlo apparire su quel palco, bello come il sole, come se lo rincontrassi per la prima volta dopo secoli.

Eppure non era così: non è trascorso neanche un anno da quando l’ho ammirato dal vivo in Italia in tour l’ultima volta.

Però non lo so, è stato un impeto travolgente.

Passano gli anni, passano per tutti, cavolo. Ma io più lo ascolto, più lo guardo, più lo ammiro, più ne sono convinta: Simone Le Bon è come il vino. Un ragazzone il cui fascino e talento crescono con il passare del tempo. Un mito vivente. Un animale da palcoscenico, un grande showman, un artista, un grande poeta, un cantante inconfondibile e potente (ndr per i detrattori d’ufficio: prima di farvi spuntare il solito sorrisino ironico, ascoltatevi la performance a Music, e poi… muti!).

Simon è tutto questo e molto altro.

Un po’ fetente anch’io

Il 2016 è stato per molti versi un anno decisamente indimenticabile, ma in senso negativo: ne sono successe di tutti i colori. Non a me personalmente (vado a toccare quello che non ho, che non si sa mai), ma a tante persone che conosco e a cui sono affezionata, con qualche ripercussione quindi anche sulla mia vita.

Dal punto di vista strettamente personale, è stato faticoso, fatto salvo per due o tre punte di diamante che sono riuscite a brillare nonostante tutto.

This is the rhythm of my heart

https://www.retedeldono.it/…/…/givethebeat-silvia-di-tommaso

Per una volta vorrei usare questo spazio personale per un racconto speciale, a proposito di un’iniziativa a cui credo molto e a cui ho aderito con entusiasmo e gioia.

Sono felice di dare il mio piccolo contributo a sostegno del progetto “Cuore di bimbi” della Fondazione Mission Bambini

Sono infatti testimonial, anzi, chiamiamo le cose con il loro nome: sono uno dei venti Heartbeater testimonial di un’iniziativa bellissima, il cui motto è semplice, ma forte e chiaro: GIVETHEBEAT!

Nel video racconto cosa mi ha spinto a prendere in mano le bacchette di batterista speciale.
Come e perché aiutarmi a far crescere il ritmo sono raccontati qui: RETE DEL DONO

 

Tonno Insuperabile

Stamattina per le strade di una Bollate pre-ponte del 1 novembre si respirava un’aria in perfetto stile Halloween: nebbia e vie deserte, pochissime macchine in circolazione, atmosfera quasi ovattata, interrotta solo dal tic tac tac tic dei tacchi di qualche sparuto passante.

Uno di quegli sparuti passanti ero io.
Tic tac tac tic, a passo di bersagliere con le mie scarpette dalla punta argentata, in pieno stile Michael Jackson, verso la stazione per prendere il mio passante TreNord.

Nelle cuffie, “Only in dreams“, per sentirmi bene in tema con l’atmosfera un po’ magica.

Only in dreams I’m in dopamine time
It’s in my genes, it get’s extreme
Only in dreams

How did I dream you?
You’re the queen of steel dunes
Look what you done – my colors run
When ever you come to

There’s a vampire in the limousine
Sun’s going down like a symphony
She keeps a guard up while her nails are wet
I don’t want to wake up

(Only in Dreams – Duran Duran)

The Princess in Tour

È nei giorni come questo, in cui spesso piove e c’è vento (manca solo Heidi che bussa a sto convento), che mi capita più spesso di crogiolarmi nei ricordi dei bei tempi che furono.

Siedo alla scrivania, metto mano sulla tastiera, ma poi la testa parte immediatamente per conto suo, in un viaggio à rebours, e si ferma a rivivere momenti che avrei voluto fermare nel tempo o al contrario disfare e rifare completamente.

Stamattina, per esempio,  sono tornata ai miei 13 o 14 anni. In un’aula di scuola, durante una lezione di chissà cosa, seduta al mio banco facendo finta di stare attenta alle spiegazioni della Prof di italiano, nelle orecchie incessante la melodia di Hungry Like The Wolf. Non c’è modo di togliermelo dai timpani e dalla testa. Ci provo a riconnettermi con la realtà, ma senza successo.

È  stato lì che all’improvviso ho capito cosa avrei voluto fare da grande: la tour manager dei Duran Duran!