“Ciaoooo, scusa se rompo, ma per caso hai avuto modo di leggere quella mail che ti ho inviato qualche giorno fa? Avrei bisogno di chiudere l’articolo”.
“Ah, no, figÜÜÜÜÜÜÜÜÜÜÜÜÜrati! Non immagini quante email ho ricevuto! Leggo dopo se riesco e ti dico!”

“Ciaooooo, hai visto la mia richiesta?”
Ahhhhhhh, noooooooo, ma quando?!?”
“L’ho mandata una settimana fa e poi ancora ieri”
“Ho dovuto lavorare, non ho visto niente, ma ti prometto che appena posso…”

“Ciao, ti va di partecipare all’iniziativa che sta per partire?”
“Quale?”
“Quella della mail di tre settimane fa, l’ho rimandata l’altro ieri”
Seeeeeeeeeee! Sono sommerso di lavoro”.

Un mo-men-to.
Io scrivo poche mail, quelle che scrivo le scrivo dalla posta del lavoro, in orario di lavoro (è una regola che mi sono imposta, tranne ovvio per “urgenzissime”) e ad indirizzi di lavoro. Non dalla posta privata e sempre per richieste attinenti al mio lavoro. Che poi quello che faccio mi piaccia e quindi spesso (non sempre) mi risulti quasi come un divertimento, è un altro paio di maniche. Ma è la-vo-ro.

Però, c’è un fatto. Mi occupo di comunicazione.
Ho come l’idea che ci siano professionisti che pensano che altri professionisti facciano lavori meno professionali. Mestieri passatempo.

Problema comune, temo, a chi lavora con la creatività e nella comunicazione.
Così, se è vero come è vero che le professioni dei creativi e i loro lavori vengono spesso accolti con uno sguardo incuriosito, quasi sarcastico, di chi pensa “Va beh, ma che ci vuole, cambi questo, metti quello, et voilà! Mia figlia di 20 anni lo fa in 5 minuti“, per chi lavora nella comunicazione intesa come gestione del processo, la solfa non cambia di molto. Non è fatto con malizia, ma è un dato di fatto.
Molti amici che fanno il mio mestiere sono spesso scambiati per, a seconda dei casi, addetto ad accendere i pc in sala riunioni, facchino, perditempo sui social, stampatore. Scherzo, ma mica troppo.

A ben pensarci, però, negli anni il mio lavoro ha assunto delle “preoccupanti” similitudini con giochi più o meno popolari.

Sono una campionessa di Risiko: il brivido di prendere delle iniziative di testa mia, quando le risposte non arrivano, facendo la mossa che potrebbe determinare la disfatta.
Battaglia Navale, quando devo cercare di individuare la posizione esatta del collega fuggitivo, per sorprenderlo e costringerlo a darmi una risposta.
Anche Nascondino è una mia specialità, quando sono assillata dagli account dei vari siti, blog, ecc che cercano di propormi servizi nuovi e innovativi e io in quel momento non saprei.
Sono anche una campionessa del Gioco dell’Oca, dove il palmipede in questo caso sono io e chissà se la sorte mi sorriderà e arriverò alla meta senza tanti giri.
Ce l’hai? Quando i giornalisti e le redazioni mi chiedono un testo, una notizia sull’ultimo prodotto, da inoltrare oggi per due giorni fa.
Una variante potrebbe essere Nomi Cose Città: ho affinato delle capacità non indifferenti di individuare la risposta giusta alla richiesta giusta al momento quasi sempre giusto.

In fondo, è vero, è un lavoro così articolato, dai tratti a volte così indefinibili, che il tempo passa veloce, le giornate vengono divorate in un lampo e non mi annoio, io no che non m’annoio, no che non m’annoio, no che non m’annoio! che potrebbe sembrare più che un mestiere, un mestiere passatempo.

Devo andare, ora, c’è la bambola da pettinare.

 

(Khanada I’ll get by) Don’t play with me I’ve nothing to lose
(Khanada I’ll get by) Ain’t no one’s day is coming too soon
(Khanada I’ll get by) I don’t believe in dragons or blue
(Khanada I’ll get by) I don’t believe in nobody’s rule

(Khanada – Duran Duran)

 

Grazie a Puzzle per l’illustrazione